14/01/2020 18:15

Non era a norma l’appartamento seminterrato di Livorno, tra via Rodocanacchi e via Nazario Sauro, in cui morirono annegate quattro persone, la famiglia Ramacciotti, nell’alluvione che colpì la città nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2017. Lo ha evidenziato una perizia effettuata da cinque esperti per la procura di Livorno, riporta l’edizione fiorentina de La Repubblica. Si svolge oggi per quei fatti, in cui morirono in tutto otto persone a Livorno, l’udienza preliminare che vede tra gli imputati per omicidio colposo plurimo l’ex sindaco Filippo Nogarin e l’ex capo della Protezione civile comunale Riccardo Pucciarelli.

Secondo la perizia “il piano seminterrato della palazzina risulta non conforme. Se fosse stata rispettata la normativa i locali posti al piano seminterrato non sarebbero stati oggetto di cambio di destinazione d’uso perché privi dei necessari requisiti” e “in tal caso la probabilità che tali locali fossero occupati durante l’evento si sarebbe ridotta sensibilmente”.
Nel 2001 gli spazi, inizialmente adibiti a alloggi, ottennero il cambio di destinazione d’uso e nel 2014 anche l’attestazione di abitabilità. Ma per i consulenti emergono “due significative difformità”: i locali “avevano destinazione d’uso di ripostiglio” e “poiché gli interventi hanno comportato il cambio di destinazione d’uso il progettista avrebbe dovuto chiedere il rilascio della concessione edilizia”.
La seconda difformità riguarda inoltre “alcuni locali del seminterrato che si trovano a circa sei metri dal tratto tombato del Rio Maggiore”: in base alle norme con una distanza inferiore ai dieci metri “vige il divieto di costruire, e una concessione edilizia è equiparabile a una nuova costruzione”. I consulenti sottolineano anche che “presso l’ufficio di edilizia privata del Comune non risultano richieste relative al cambio di destinazione d’uso”.

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