30/06/2020 09:12

Pubblicata su Allergy, la prestigiosa rivista scientifica dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology l’ipotesi scientifica elaborata dal gruppo di allergologi e immunologi dell’ospedale di Prato in collaborazione con la Professoressa Paola Parronchi (Università degli Studi di Firenze) e il Professor Justin Stebbing (Imperial College, Londra, UK) che hanno studiato la correlazione tra l’asma bronchiale e l’infezione da SARS–CoV-2. Gli specialisti hanno effettuato uno studio speculativo indagando come l’asma allergica, patologia che ha una particolare espressione immunologica, potesse essere protettiva non tanto sul rischio di infezione da SARS–CoV-2 quanto sulla possibile evoluzione in forme respiratorie gravi. L’ipotesi scientifica è stata presentata da Alessandro Farsi, direttore allergologia e immunologia di Prato; Giulia Carli, specialista in allergologia e immunologia di Prato; Daniela Matarrese, direttore sanitario dell’ospedale di Prato e Giancarlo Landini, direttore del Dipartimento specialistiche mediche dell’AUSL Toscana centro. Il punto di partenza è stato l’osservazione dei vari fattori che contribuiscono alla gravità e alla mortalità nell’infezione da SARS-CoV-2, ed in particolare quelli relativi all’ospite. L’asma bronchiale non è risultata presente, nella maggior parte delle casistiche pubblicate, tra i principali fattori di rischio per la malattia né delle forme gravi di COVID-19. Queste osservazioni preliminari sono state confermate dalla bassa prevalenza di soggetti asmatici tra i ricoverati per COVID-19 a Prato. Tra gli oltre 270 ricoveri per COVID-19 nell’area pratese, solo tre pazienti erano affetti da asma bronchiale e di questi, soltanto uno ha avuto necessità di essere assistito in terapia intensiva. Da segnalare che sono oltre 2500 i pazienti asmatici seguiti dall’allergologia pratese.

 

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