02/12/2020 09:05

Ha riguardato anche la Toscana il sequestro eseguito dalla Dia di Palermo nei confronti di Francesco Zummo, imprenditore edile siciliano considerato vicino a Cosa Nostra fino dai tempi di Totò Riina e Bernardo Provenzano. Nell’ambito di questa operazione sono stati confiscati anche cinque complessi residenziali in provincia di Siena, ulteriore testimonianza delle infiltrazioni della criminalità organizzata anche nella nostra regione.

“E’ un processo che va avanti da tempo – ha detto durante Radio Toscana Notizie il nostro don Andrea Bigalli, referente toscano dell’associazione Libera – che ha portato Cosa Nostra ad acquisire beni di rilevanza assoluta ma riguarda tutte le altre associazioni criminali”.

Un’infiltrazione che rischia di farsi sempre più forte durante il periodo di crisi sociale ed economica causata dall’emergenza Covid: “La rete dell’usura sta praticando, sul primo approccio, tassi di interesse paragonabili a quelli di una banca – ha spiegato ancora don Bigalli. I soldi vengono prestati per far vedere che ‘risolviamo problemi che altri non possono affrontare’. Poi però c’è da chiedersi cosa queste persone vorranno in cambio”.

Sul sequestro di beni a Zummo don Bigalli fa notare: “Che compaiano ancora personaggi collegati addirittura Vito Ciancimino, che ancora oggi si debba fare conto con queste persone significa che abbiamo un problema sull’amministrazione della giustizia: in parole povere queste persone dovrebbero essere fuori dai giochi da decenni”.

 

Ascolta l’intervista con don Andrea

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