10/09/2021 13:00

Se lo chiedete a chiunque oggi abbia dai trent’anni in su, vi saprà dire esattamente cosa stava facendo nel pomeriggio dell’11 settembre 2001. In quel martedì qualunque, pieno di sole, l’attacco alle Torri Gemelle ci mostrò che anche l’America, e quindi l’Occidente che credevamo “sicuro” e lontano dalla guerra, potevano essere feriti a morte. Quella data, tragica e iconica, è diventata uno spartiacque della storia per i contemporanei – per noi – una realtà univoca al punto da non aver bisogno, neanche oggi, della specificazione dell’Anno Domini: per tutto il mondo, da vent’anni, basta solo dire “l’11 Settembre”. Quattro attacchi suicidi coordinati e compiuti con altrettanti aerei di linea, dirottati da 19 terroristi di Al Qaeda, causarono quasi tremila vittime (2.977) e circa seimila feriti. L’obiettivo era l’odiata America: le Torri Gemelle del World Trade Center di New York, il PentagonoWashington. Proprio il volo diretto sulla capitale statunitense precipitò però in un campo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, a seguito di un’eroica rivolta da parte dei passeggeri.

L’Occidente crollò in meno di due ore, tra le 8:46 e le 10:27. Nello spazio di un’ora e venti collassa la Torre Nord, la prima Gemella a essere colpita. L’altra cade venti minuti più tardi, dopo altrettanta agonia (il secondo aereo si schianta alle 9:05 locali, le 15:05 in Italia). In quello spazio temporale infinito in cui il cuore del mondo si ferma, a New York si viene a sapere che l’Fbi era stato messo in allerta per il possibile dirottamento di un aereo poco prima dell’impatto. Si pensa subito a un incidente, ma alle 9:28 la Casa Bianca parla già di attentato terroristico.

La catastrofe viene trasmessa in diretta dalle televisioni di tutto il mondo. Entra nelle case, sconvolge la quotidianità di milioni di famiglie. Traccia l’abisso tra Vecchio e Nuovo Millennio, squarcia la continuità tra storia e presente, educa all’atrocità gli occhi di generazioni lontane dalle Guerre Mondiali. Gli Stati Uniti, prima potenza globale, subiscono per la prima volta un micidiale attacco sul loro stesso territorio. E l’intero Occidente, oggetto delle minacce di Bin Laden, scopre la propria vulnerabilità di fronte all’offensiva di un nemico tanto più inafferrabile perché non si identifica con un singolo Stato, ma agisce all’interno di società aperte e multietniche.

Ben presto fu evidente come la fiamma dell’integralismo islamico fosse divampata al di là dei singoli confini nazionali, incendiando il mondo e diventando dunque un’emergenza internazionale. La fine del (primo) regime dei talebani rappresentava certamente un successo per l’alleanza a guida americana, ma non esauriva la lotta intrapresa contro il terrorismo. E, soprattutto, non cancellava l’inquietudine dell’11 settembre, destinato a condizionare, ancora oggi, gli equilibri internazionali e gli stessi stili di vita delle società occidentali. E domani, proprio l’11 settembre, i talebani hanno deciso di insediare il nuovo governo in Afghanistan. A 20 anni di distanza da quel giorno che cambiò il mondo.

Noi oggi a Toscana e Toscani abbiamo fatto uno speciale e ci siamo fatti raccontare quel giorno da Roberto Consales, ingegnere fiorentino, che da anni vive e lavora a New York. L’intervista completa sul nostro podcast nella sezione Toscana e Toscani. Questo uno dei passaggi:

E Chiara Basso, giornalista che vive e lavora a New York, ci ha raccontato quali sono le iniziative in programma per l’anniversario di domani:

Anche l’intervista completa a Chiara la trovate nella nostra sezione podcast di Toscana e Toscani.

 

 

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