20/09/2021 11:45

Il Tribunale del Lavoro di Firenze ha revocato l’apertura dei licenziamenti collettivi per lo stabilimento Gkn di Campi Bisenzio. I giudici hanno accolto il ricorso dei sindacati, che avevano impugnato il procedimento avviato verso i 422 dipendenti licenziati dal gruppo. “E’ stato violato l’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori”, mettendo in atto comportamenti anti-sindacali. I lavoratori erano stati informati di aver perso il posto via mail.

“Il Tribunale – si legge in un passaggio della provvedimento con cui sono stati revocati i licenziamenti collettivi – in parziale accoglimento del ricorso, accertata l’antisindacalità delle condotte” di Gkn nel licenziare 422 dipendenti via email. Il Tribunale, dunque, a Gkn di “revocare la lettera di apertura della procedura ex L.233/91” e di “porre in essere le procedure di consultazione e confronto dell’articolo 9 parte prima CCNL e dell’accordo aziendale del 9 luglio 2020 indicato in motivazione”.

“Pur non essendo in discussione la discrezionalità dell’imprenditore rispetto alla decisione di cessare l’attività di impresa (espressione della libertà garantita dall’art. 41 Cost. ), nondimeno la scelta imprenditoriale deve essere attuata con modalità  rispettose dei principi di buona fede e correttezza contrattuale, nonché del ruolo e delle prerogative del sindacato”. Lo scrive il giudice del Lavoro di Firenze, Anita Maria Brigida Davia, nel decreto di revoca dei licenziamenti. Gkn “nel decidere l’immediata cessazione della produzione – si legge nel decreto –  ha contestualmente deciso di rifiutare la prestazione lavorativa dei 422 dipendenti (il cui rapporto di lavoro prosegue per legge fino alla chiusura della procedura di licenziamento collettivo), senza addurre una specifica ragione che imponesse o comunque rendesse opportuno il suddetto rifiuto, il che sicuramente contrario a buona fede e rende plausibile la volonta’ di limitare l’attivita’ del sindacato. Quanto al rispetto del ruolo del sindacato stesso – chiarisce il giudice – appare significativa la chiusura di 24 ore per ‘par collettivo’, concordata con motivazione rivelatasi successivamente pretestuosa e artatamente programmata per il giorno successivo a quello fissato per decidere la cessazione di attività, in modo da poter comunicare la suddetta cessazione ai lavoratori e al sindacato con lo stabilimento già chiuso”.

Ne abbiamo parlato con Daniele Calosi, della Fiom Cgil sindacato promotore del ricorso:

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