26/10/2021 14:33

“La goccia che apre le ombre – Storie di cammini” racconta una storia vera. Un ragazzo,come tanti altri all’apparenza, all’epoca dei fatti 18enne, Matteo Gorelli, uccide un carabiniere Antonio Santarelli (sotto l’effetto di alcol mentre si reca con alcuni amici a un rave party in provincia di Grosseto). Il carabiniere rimane un anno in stato vegetativo prima di morire. In seguito la madre di Matteo (Irene Sisi) scrive una lettera alla vedova (Claudia Francardi) chiedendo perdono. Con un atto epico, di grande umanità, Claudia decide di perdonare e di rendersi partecipe del percorso di rieducazione e reinserimento nella società di Matteo. Questo sarà, nonostante il dolore, la sua risposta per rendere onore al marito attraverso il riscatto della vita di Matteo e non rendere un sacrificio invano la morte di Antonio. Irene e Claudia, si incontrano e in maniera del tutto spontanea e “artigianale”, nonostante le molte critiche e gli attacchi feroci ricevuti, intraprendono un percorso di giustizia riparativa che non significa che chi ha sbagliato non debba scontare la sua pena, ma che ci sia in parallelo un percorso per riabilitare, per comprendere fino in fondo i propri errori e dare un corso diverso alla propria esistenza, per essere uomini e donne diversi dopo aver scontato la pena. Cosa sia la “giustizia riparativa” è ben spiegato nel libro, attraverso le testimonianze, voci di donne, di madri, come Carolina Porcaro di Sovico (Mi) che hanno raccontato la loro esperienze, per mettere farci comprendere il senso profondo del perdono.

Autrice del libro è la giornalista Lucia Aterini:

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