27/01/2022 12:17

Un silenzio lungo quasi mezzo secolo ha avvolto la storia dell’ultimo sopravvissuto della strage nazista di Treuenbrietzen. Il 23 aprile 1945, nel lager poco distante da Berlino dove il Terzo Reich produceva munizioni, gli uomini della Wehrmacht fucilarono 130 soldati italiani. «Ci fecero camminare a lungo per scappare dai russi che erano arrivati al campo due giorni prima, poi ci costrinsero a scendere in una cava di sabbia che era già piena di cadaveri, e ci spararono addosso».

La testimonianza è quella di Antonio Ceseri. Fiorentino, classe 1924, all’epoca poco più che ventenne, Ceseri rimase miracolosamente illeso perché i corpi dei suoi compagni gli fecero da scudo e lui, con la sua corporatura minuta, restò sepolto da quei corpi sanguinanti per tutta la notte, senza che i tedeschi se ne accorgessero. Dei tre superstiti di quella barbara e immotivata esecuzione è l’unico tuttora rimasto in vita, ma la sua storia terribile è rimasta sepolta dentro di lui per lungo tempo. Sono dovuti passare 45 anni, prima che decidesse che era arrivato il momento di raccontarla.

Da allora ha iniziato a portare nelle scuole la sua incredibile testimonianza, che è stata ricostruita anche nel libro In silenzio di Mario Cristiani. Ceseri è uno degli oltre 600mila internati militari italiani – i cosiddetti Imi –, quei soldati che dopo l’armistizio del 8 settembre 1943 dissero «no» ai tedeschi e ai fascisti e furono per questo deportati nei campi di lavoro forzato in Germania. Queste le sue parole:

Open chat
Powered by